L’Idv UK condanna la legge-bavaglio

L’Italia dei Valori del Regno Unito esprime il proprio totale ed incondizionato dissenso verso il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche approvato dal Senato lunedì 7 giugno.
Una simile legge dispiegherà effetti negativi su due versanti fondamentali: il potere della magistratura di indagare, e il diritto-dovere dei giornalisti di informare puntualmente i cittadini su molti eventi che interessano la loro sicurezza e la moralità della classe politica.

Riguardo ai danni sul potere di indagine, è inaccettabile il limite alle tipologie di reati: sono salvi solo quelli di mafia e terrorismo, che però si configurano quasi sempre molto dopo che si è cominciato ad indagare per reati più specifici quali l’omicidio o l’estorsione. Questo finisce col porre un serio pericolo all’efficacia del contrasto alla malavita organizzata.
Limitare il potere di intercettare nel tempo pone uno scomodo ostacolo alle indagini su molti reati per i quali questo strumento è essenziale.
Una lunga serie di reati finanziari, tra cui il crac della Parmalat e le scalate bancarie del 2005, sarebbero stati pressochè impossibili da scoprire.
Sarà di fatto incentivata la commissione di questi crimini, di cui è evidente ed oneroso il costo sulle tasche dei cittadini.
Privo di senso appare l’obbligo, dopo i primi due mesi, di richiedere un’estensione del permesso di intercettare ogni tre giorni; obbligo che non trova altra giustificazione se non nella dolosa volontà di complicare il lavoro dei magistrati.
Nè regge l’argomentazione del costo eccessivo delle intercettazioni. I dati ufficiali del Ministero della Giustizia relativi al 2009 mostrano inequivocabilmente come, a fronte di una spesa di una spesa di 271 milioni di € (meno di 5 € per cittadino!), sia stato possibile recuperare miliardi di Euro derivanti da attività illecite. Intercettare, oltre che utile per la sicurezza e la legalità, è pertanto redditizio per lo Stato.

Se questo non bastasse, le conseguenze si avvertiranno anche su un tema cruciale come la libertà d’informazione.
La concessione di pubblicare ‘per riassunto’ il contenuto delle intercettazioni, permessa dalla modifica del testo in Senato, non è sufficiente a garantire la possibilità di conoscere cosa sia realmente accaduto, ed anzi farà sì che i cittadini sapranno solo ciò che i giornalisti vogliono far conoscere loro.
Il fatto inoltre che la pubblicazione possa avvenire solo quando si è giunti alla fase dibattimentale del processo rende impossibile da un lato informare sui fatti, al di là delle condanne penali che possano intervenire in seguito; dall’altro esercitare un fondamentale controllo sulle decisioni della magistratura, anch’essa soggetta al diritto di critica perchè continui ad esercitare correttamente la sua funzione.
Persistono infine forti dubbi sulla compatibilità di questa legge con la Costituzione, in particolare con l’Articolo 21 relativo alla libertà di espressione e al diritto di informare ed essere informati. E’ opportuno fare in modo che non si giunga, ancora una volta, al punto di interpellare la Corte Costituzionale per una legge così chiaramente contraria a tali principi, generando così nuova tensione tra i poteri dello Stato come nel recente caso del ‘lodo Alfano’.

L’IdV del Regno Unito rivolge pertanto un forte appello affinchè il DDL di cui si parla non divenga mai legge dello Stato, per evitare i danni di cui si è detto e scongiurare l’ennesima, logorante, deriva istituzionale.

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