di Filippo Trevisan
Giovedi’ sera Berlusconi ha perso un’importante partita nella campagna che sta conducendo ormai da più di trent’anni per il controllo totale dell’informazione nel nostro paese. Il suo sogno (e nostro incubo) di controllo totale, di propaganda propinata come “informazione,” di distruzione di quel poco che in Italia c’è mai stato di servizio pubblico, è stato spezzato grazie a un investimento relativamente modesto (100mila euro), raccolto fra la gente comune che ha deciso di partecipare alla creazione di un canale/non-canale televisivo praticamente dal nulla e nel giro di pochissimo tempo.
Trent’anni fa Berlusconi comprava piccole televisioni locali in tutta Italia a cui distribuiva i suoi programmi per creare illegalmente una rete nazionale, stravolgere il mercato della pubblicità e cambiare di riflesso il modo di operare della RAI. Oggi, decine di migliaia di cittadini hanno deciso di costruirsi da soli il programma che Berlusconi non voleva dargli, ed è questo ciò che gli fa più paura: la libertà di scelta e di espressione resa possibile dal Web. Ecco perché la banda larga è stata eliminata dalle priorità governative, perché incoraggia un tipo di informazione e comunicazione che è l’antitesi della concezione autoritaria dei media che Berlusconi nasconde sotto la maschera del finto liberale che indossa fin dai primi anni ’80. Ecco perché Berlusconi guarda a quanto di sovietico e propagandista è rimasto nei media della Russia post-comunista del suo amico Putin come un modello per la stampa e l’editoria italiane. Ecco perché la trasmissione di giovedi’ sera diventerà l’ennesimo pretesto per chiedere norme restrittive delle libertà sul web.
Ma cio’ che e’ accaduto giovedi’ sera ha provato che un’alternativa è possibile: Raiperunanotte, le sue decine di migliaia di sostenitori, e i milioni di spettatori di quel grande show della libertà di stampa e di espressione andato in onda su una miriade di canali alternativi hanno dimostrato che in Italia, nonostante un sistema televisivo egemone e censure degne di un regime fascista al tramonto, c’è una crescente volontà di costruire un futuro diverso.

